
|

|
|

|

Nelle sere di fine settembre e inizio ottobre ci si ritrovava nelle aie delle varie case contadine attorno ad un mucchio, più o meno grande, di pannocchie di granoturco raccolte manualmente nei campi dai contadini e trasferite con carri tirati dai buoi nell’aia di casa pronte da sfogliare, cioè togliere l’involucro di foglie che proteggevano la pannocchia per poterla così sgranare per i vari usi.
Varie lanterne illuminavano il mucchio quando non c’era la luna e ci si disponeva in cerchio, seduti su sgabelli improvvisati, a sfogliare il granoturco.
Si sentiva l’odore della terra che i contadini stavano arando, il canto dei grilli, l’afrore delle pannocchie sfogliate e nelle sere di luna si vedeva la bruma alzarsi dai campi a disegnare scenari dolcissimi e a custodire i misteri della terra.
E c’erano tutti in questo cerchio che abbracciava il mucchio delle pannocchie: c’erano i vecchi con la pipa accesa, le nonne con i piccoli sulle ginocchia, c’erano gli uomini con le loro donne, c’erano i giovani e i bambini. Si raccontava la vita, si raccontavano storie che i bambini in silenzio ascoltavano, mentre i giovani si cercavano negli sguardi discreti della sera e parlavano il linguaggio antico e sempre nuovo dell’amore.
A volte l’organetto accompagnava il volgere lento della sera e i canti mitigavano un’antica fatica fatta anche di dolore e coloravano la notte di nostalgie e speranze.
Poi tutti si saliva in casa per uno spuntino. Si gustava il sapore vero delle cose semplici e genuine che sapevano di terra e d’amore.
|
Ci piacerebbe ricercare questa essenza di vita in questo luogo impregnato di storia contadina, nell’accoglienza sobria e antica della sua tradizione e nella condivisione, oltre che di un pasto, della vita, in una dimensione più a misura d’uomo.
|
|
|

|
|
|
|
|